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wert1Dal Capitano Wyanda Lublink Spesso mi chiedono se le nostre campagne contro la baleneria hanno riscontrato successo e come viene calcolato questo successo?

Il modo più semplice per sapere quanto successo hanno riscontrato le nostre campagne contare il numero di vite che abbiamo salvato. Prima del 2014, la baleniera giapponese si era auto allocata una quota stagionale di 1035 balene. Questa quota includeva 50 megattere (una specie protetta), 50 balenottere comuni (una specie in via d’estinzione e protetta) e 935 balenottere minori (pure questa una specie protetta). Da quando è stata lanciata la nostra prima campagna nel 2002, abbiamo salvato più di 6000 balene!

A seguito dalla decisione della Corte Internazionale di Giustizia, che nel 2014 ha emesso una sentenza contro il programma scientifico giapponese JARPA-II, il governo giapponese ha diminuito la quota a 333 balenottere minori (una specie protetta) introducendo il nuovo programma NEWREP-A. Si tratta di una riduzione della quota ben calcolata, siccome Sea Shepherd nel corso di tutti questi anni ha attivamente difeso le balene dai bracconieri giapponesi, così che quest’ultimi riuscivano a uccidere ogni stagione circa 300.

È impossibile assegnare un valore alla vita di una balena, tanto quanto è impossibile farlo con la vita di noi esseri umani. Un aspetto importante per poter stabilire il nostro successo è tuttavia rappresentato dalle perdite finanziarie subite dalla flotta giapponese, da quando abbiamo iniziato ad intralciare la mattanza illegale di balene. Innanzitutto, perdono grandi somme di denaro in termini commerciali, non riuscendo a vendere la quantità di carne di balena prefissata. È infatti dal 2005 che la flotta baleniera giapponese non riesce più raggiungere la quota di balene da uccidere.

wert2Una rara balenottera comune. Foto di Simon Ager.
In secondo luogo, bisogna pensare a quanto costa operare giornalmente una nave in Antartico. Sappiamo che per Sea Shepherd, operare la Ocean Warrior e la Steve Irwin costa oltre 10'000 dollari australiani al giorno. Sulle nostre due navi abbiamo un equipaggio complessivo di 51 persone. Questo equivale circa a 5’000 dollari australiani per nave. La flotta baleniera giapponese ha diverse navi: la Nisshin Maru, con circa 100 persone a bordo, 3 baleniere con circa 20 membri di equipaggio ciascuna e un’autocisterna noleggiata privatamente.

Durante Operation Nemesis la Yushin Maru #2 ci ha inseguiti per 13 giorni mentre la Yushin Maru #3 per 22 giorni. Siamo stati inseguiti per un totale di 35 giorni. Considerando che il costo per operare in mare una nave baleniera equivale circa al nostro costo giornaliero, la flotta baleniera giapponese ha speso 175’000 dollari australiani dei contribuenti giapponesi, solo per inseguire una nave di Sea Shepherd. E questi costi aumentando di giorno in giorno.

Die YUSHIN MARU #3 mit der OCEAN WARRIOR im Hintergrund. Foto: Simon AgerLa Yushin Maru #3 con la Ocean Warrior in sottofondo. Foto di Simon Ager.
Quando una di queste due baleniere non è impegnata ad inseguirci, è intenta a cercare di localizzare la Ocean Warrior. Da quando la Ocean Warrior è partita da Hobart, una delle due baleniere che avrebbe dovuto trovarsi di fronte alla Nisshin Maru in quanto nave di sicurezza, è invece impegnata altrimenti sprecando altri 5’000 dollari al giorno, senza fare il proprio lavoro.

La Nisshin Maru è una nave più grande della nostra. Consuma più carburante e conta più bocche da sfamare, costando giornalmente circa 8'000 dollari australiani. Sommando tutti i giorni di maltempo a quelli in cui siamo riusciti a farci inseguire dalla flotta baleniera, mantenendola in movimento in modo che non potesse uccidere le balene, si arriva a più della metà del tempo che hanno trascorso in Antartico.

Infine c’è la Kaiyo Maru #7, un’altra nave di sicurezza travestita da nave di osservazione del krill. Questa nave si trova in Antartico da circa un mese e i suoi costi operativi vanno ad aggiungersi ai costi delle altre navi della flotta.

Questi costi sono stimati sulla base di quello che costano giornalmente le nostre navi. Non bisogna però dimenticare che la maggior parte del nostro equipaggio è rappresentata da volontari, che non ricevono uno stipendio e pagano autonomamente il trasporto per e dalla nave. Al contrario, l’equipaggio delle baleniere giapponesi viene normalmente stipendiato.

La Yushin Maru #3 vicino alla Steve Irwin. Foto di Simon Ager.La Yushin Maru #3 vicino alla Steve Irwin. Foto di Simon Ager.
Abbiamo calcolato che la flotta baleniera giapponese ha perso oltre 150 milioni di dollari quale conseguenza della nostra azione diretta. Si tratta di un’enorme somma di denaro. Denaro che sarebbe potuto essere usato per cause più importanti, come ad esempio ripulire il disastro nucleare di Fukushima. Per esempio, non sono ancora riusciti a fermare il flusso delle acque sotterranee che si mischiano con i liquidi altamente contaminati all’interno del reattore distrutto. O meglio ancora, potrebbero investire nel turismo a Taiji, fermando così il commercio di delfini in cattività e la loro annuale mattanza. L’organizzazione di tour ecologici, che permetterebbero di osservare i delfini nel loro habitat naturale, sarebbe di gran lunga preferita ad una baia insanguinata.

Sono consapevole del fatto che molte persone dicano che i giapponesi non smetteranno mai di uccidere le balene e i delfini, perché non vogliono sentirsi dire cosa fare. Credo che in effetti sia proprio così, ma credo che la storia sia differente se il governo continua a spendere denaro pubblico, senza nessun ritorno. Arriverà il momento in cui il governo giapponese si renderà conto di non poter continuare ad investire in un pozzo senza fondo. E finché quel giorno non arriverà, noi continueremo a difendere le balene nel Santuario dell’Antartico, siamo implacabili, siamo appassionati, siamo coraggiosi e non molleremo mai!





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